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My Music Machine – cinque

Rilesse con calma il foglio che aveva stampato in precedenza; iniziava con un curioso messaggio:

Ciao! Se sei interessato al mio lavoro, segui le indicazioni e potrai trovarmi sulla cresta dell’onda perfetta.

Proprio simpatico, pensò; potresti spiegarmi come faccio a contattarti, visto che l’indirizzo e-mail vecchio non esiste più? Scommetto che la polizia informatica ti ha cuccato, a te e ai tuoi compari armati di saldatore. E io adesso che faccio? Cosa si nasconde in questo strano apparecchio che mi avete venduto?

Il seguito del testo sembrava ancora più insensato:

Tra Natale ed Halloween non c’è differenza, e in mezzo troverai la terza via.

Cos’è, una nuova dottrina religiosa? Andiamo bene…

Ma il peggio arrivava subito dopo:

0846f122 11041144

0795f100 11065165

11461154 10561056

11172147

Una riga di spazio vuoto, e poi ancora:

08375142 1267e176

Hai afferrato l’onda perfetta?

Evidentemente aveva a che fare con un appassionato di surf, vista la citazione ricorrente. O no? E se si riferiva ad altro? Ma soprattutto, perché non togliersi tutti i dubbi in un colpo solo con un perentorio chissenefrega? Cropper stava proprio incazzandosi, perché non era da lui ignorare certe sciarade. Questo signor Tornado mi sta facendo vorticare gli attributi, pensò. Forse dovrei rassegnarmi ad essere stato vittima di una specie di raggiro, anche se devo ammettere che la scheda audio si comporta benissimo, per non parlare del CD a sorpresa…

Dopo qualche istante in stato catatonico, Cropper decise che era meglio lasciar decantare per un po’ i dubbi e i misteri dell’AudioKlub per dedicarsi finalmente ad un lavoro che gli era stato commissionato da un cliente dello studio legale di Joshua, anche perché il suo gruzzolo di crediti recentemente acquisito era in rapida fase di evaporazione.

***

Qualche giorno dopo, Cropper consegnò il lavoro e incassò una discreta cifra, niente a che vedere però con lo stipendio a cui era abituato nella sua vita precedente. Era comunque una boccata di ossigeno, così decise di festeggiare la sua prima prestazione da libero professionista con una serata tra amici. Mise la sua giacca preferita, quella di vera pelle bordeaux (ormai un lusso, vista la pressione esercitata sul mercato dell’abbigliamento dai movimenti ecologisti), e uscì sotto la solita pioggia di stagione.

Raggiunse il Carpal Tunnel proprio nel momento in cui arrivava Joshua, clamorosamente accompagnato dalla moglie Mariah; erano di passaggio per un aperitivo prima di andare ad una stucchevole quanto inevitabile cena di affari con altri membri dello studio legale.

“Cropper, ho sentito proprio poco fa il signor Pereira: è rimasto soddisfattissimo del tuo lavoro, e mi ha già detto che te ne passerà dell’altro. Complimenti!”

“Meno male, sono così distratto in questo periodo che temevo di avere combinato qualche puttanata…” A questo punto Cropper esitò, schiarì la voce e con nonchalanche chiese: “Come stai, Mariah?”

“Molto bene, Cropper. E tu? Josh mi ha accennato alle tue evoluzioni professionali; ti faccio tanti auguri.”

Cropper era certo che Joshua non avrebbe mai approfondito con la moglie le finalità artistiche delle evoluzioni professionali di un ex-informatico, preferendo rimanere sul piano lavorativo ufficiale; sicuramente aveva ‘accennato’ alla moglie solo del suo passaggio dal lavoro come dipendente alla consulenza. “Grazie davvero, sei molto gentile.” Seguì una pausa. “Verrai al nostro prossimo concerto?” domandò quindi lui per cambiare argomento.

“Solo se mi garantite che farete qualche canzone nuova; ormai conosco il vostro repertorio così bene che mi sembra di sentire una registrazione, anziché un gruppo dal vivo!”

Mariah non faceva testo: il suo orecchio musicale non era mai stato sintonizzato sulla lunghezza d’onda della band. Però Cropper ammise mentalmente che anche lui sempre più spesso provava la stessa sensazione.

“Va bene, promesso.” Era una evidente bugia: come avrebbero potuto studiare brani nuovi, quando riuscivano a raggiungere a malapena la media di una sessione di prove ogni tre settimane?

Entrarono nel locale. Klaus stava seduto ad un tavolo con una tipa interessante, nell’evidente esercizio delle sue attività di professionista del corteggiamento. Dietro il banco c’era Diego (l’altro socio di Klaus oltre alla simpatica e robusta Irma) che sorrideva sotto i baffi (per modo di dire, visto che oltre a non avere né barba né baffi, non aveva neppure un capello in testa ormai da parecchi anni). Anche lui stava già preparandosi ai racconti scabrosi di Klaus dei giorni a venire.

Stella non c’era; Stax aveva chiamato Cropper mentre era per strada e gli aveva detto che avrebbe fatto tardi al lavoro, preferendo riposarsi un po’ anziché uscire di casa. Per quella volta Cropper aveva deciso che non sarebbe stato opportuno troncare a metà frase il collegamento del suo orolofono da polso, fermando il dito a pochi millimetri dall’interruttore posto a lato del quadrante e limitandosi a grattarsi un po’ il palmo della mano.

Nel locale semivuoto, Cropper notò una donna seduta su uno sgabello ad un punto più lontano del bancone; i suoi lineamenti avevano caratteristiche orientali, ma le sue forme erano per così dire mediterranee, cosa che lui apprezzava. In particolare, una scollatura birichina ma affatto volgare faceva intravedere una dotazione che per dimensioni avrebbe fatto sicuramente la gioia dell’estimatore Stax.

Giusto il tempo di accorgersi di lei: in quell’istante si alzò andandosene dal locale in silenzio, dopo aver lasciato un mucchietto di crediti vicino al suo bicchiere di Memphis Train accuratamente prosciugato. Non lanciò nemmeno un’occhiata al bancone.

“Chi era quella?” chiese Cropper a Diego.

“Mai vista prima. Sembra interessante, ma non è il tipo di Klaus, quindi è a tua disposizione.”

“Non intendevo questo, o forse sì…”

“Senti, raccontamela giusta, tanto tu non sei strafidanzato da anni come me.”

“A proposito, quando ti sposi?”

“Taci, che se ti sente la mia Debbie, mi fa un culo ad asteroide!”

“OK, ho capito. Miscelami uno dei tuoi esclusivi Negroni king size, voglio affogare i miei sogni di gloria nell’alcool.”

Il Negroni di Diego sarebbe dovuto essere classificato nella categoria di quelle sostanze che provocano perdita di contatto con la realtà, ma intendiamoci, a un livello paradisiaco. Lui aveva personalizzato la ricetta originale del cocktail con un paio di ingredienti segreti, giurando che li avrebbe rivelati a pochi intimi (Klaus incluso) qualora si fosse sposato; e avendo fatto la promessa quand’era ancora libero, evidentemente pensando di farla franca a lungo, finché non era arrivata Deborah. Cropper e i suoi amici facevano il tifo per lei, sia perché lei e Diego erano proprio una bella coppia, sia perché non ci si poteva permettere che lui si portasse nella tomba il segreto del Negroni custom.

Dopo aver degustato un secondo, indescrivibile Negroni, Cropper decise di alzare le chiappe dallo sgabello (appena prima che insorgesse l’atrofia, visto che non si era spostato da lì per tutta la sera) e di andarsene a cuccia.

Dopo la camminata (per fortuna il locale non distava molto da casa sua), Cropper entrò in casa e si diresse precipitoso verso la doccia, abbandonando i vestiti strada facendo sul pavimento.

Una volta tonificatosi, ma ancora in abbondante stato di ebbrezza, accese l’impianto Cube-O-Phonic e si mise ad ascoltare una compilation di brani strumentali a base di Hammond grooves, sprofondando nella poltrona girevole a forma di sfera sezionata, probabile imitazione di un artefatto anni sessanta (del ventesimo secolo, s’intende), a cui era tanto affezionato. Nel frattempo il micio Elvis dormiva di gusto in uno dei suoi giacigli preferiti, anch’esso di forma semisferica.

Vide da lontano, vicino al computer, quello stramaledetto foglio che aveva momentaneamente accantonato, e gli venne un impulso insistente di strapparlo in miliardi di particelle. Poi, invece, si alzò barcollante e andò a prenderlo, tornando subito alla poltrona.

Mentre faceva roteare la poltrona sul suo asse, rilesse con vista un po’ annebbiata il contenuto del foglio. Cosa voleva dire quella frase sconclusionata su Natale e Halloween? E il resto? Nove insiemi di otto caratteri, che ricordavano qualche misteriosa funzione in linguaggio macchina, roba per esperti di linguaggio assembler. Che goduria!

Lui non era mai stato un vero e proprio programmatore, anche se di tanto in tanto nel suo lavoro si era scontrato con esigenze occasionali che, suo malgrado, lo avevano costretto ad imparare quelle poche istruzioni in qualche linguaggio di programmazione che non avrebbe mai più usato dopo la prima volta. Questa specie di universalità forzata era diventata una costante un po’ scomoda della sua carriera professionale, anche se lo rendeva molto appetito dalle aziende alla ricerca di professionisti eclettici.

Nel vapore alcolico dei suoi neuroni (o Negroni?) si stava evocando un ricordo: quella storia di Halloween e Natale gli suonava famigliare, e il richiamo ai mille linguaggi di programmazione che aveva incontrato nella sua carriera lo aiutò a ricordare meglio. C’era una battuta che girava in certi ambienti informatici, come ad esempio su alcune mailing list per tecnici ed appassionati, che racchiudeva un principio fondamentale dell’informatica: ogni carattere e simbolo della tastiera di un computer, per essere utilizzato da una elaborazione, poteva essere codificato in tre formati numerici e cioè decimale, esadecimale e ottale; secondo le tabelle di conversione tra i tre formati, 31 OCT (ottale) = 25 DEC (decimale), così si spiegava la bizzarra similitudine con le due date di calendario (dove OCT stava per ottobre e DEC per dicembre).

Forse era quella la chiave, si disse.

Ma quale chiave? Di quale serratura? E la terza via citata nel resto della frase? Cropper stava quasi uscendo dalla sbronza, grazie alla sua rabbia nel non riuscire a capire.

Un momento. L’altra base doveva essere quella esadecimale, se il ragionamento era valido sulle altre due. Una vocina interiore gli suggerì di insistere sulla precedente deduzione.

E quella frase sull’onda perfetta, appena di seguito? Era sicuro che fosse una chiave per aiutarlo nella soluzione.

No, sicuramente era solo una frase con qualche significato ironico sulle qualità audio della sua apparecchiatura valvolare. Meglio tornare ai valori di otto caratteri.

Già, otto caratteri; ammesso che fosse giusta l’idea della chiave di conversione in valori appartenenti ai tre formati di numerazione digitale, e supponendo di scomporre il gruppo in tre parti, occorrevano due caratteri per il valore esadecimale, e gli altri sei andavano divisi equamente tra decimale e ottale. Sembrava plausibile.

Cropper accese il computer; aprì immediatamente un programmino di selezione e identificazione dei caratteri della tastiera, scelse l’opzione di visualizzazione dei valori equivalenti nei vari formati numerici, e studiò con cura la parte centrale dell’ultimo gruppo di caratteri.

1267e176

Se la sua teoria era quella giusta, si disse, il valore in scala esadecimale non poteva che essere ’7e’, essendo composto da una cifra e da una lettera e considerando che i valori ottali e decimali venivano espressi solo con cifre numeriche; di conseguenza pensò che avrebbe ottenuto i dati mancanti convertendoli dai relativi formati. Imputò nel programma il valore esadecimale ’7e’ e la conferma gli diede un risultato superiore alle aspettative.

’7e’ era l’equivalente della tilde (~), non c’erano dubbi; ma la scoperta più interessante la fece osservando i valori equivalenti nelle altre scale: la tilde in valore decimale corrispondeva a ’126′ e in valore ottale a ’176′. Perciò quella riga di testo, una volta tradotta in caratteri leggibili, acquisiva un significato molto chiaro, anche grazie all’abbinamento con la frase successiva:

~~~

Hai afferrato l’onda perfetta?

La vedeva sotto i suoi occhi. L’onda perfetta! Caro il mio hacker, ho capito il tuo giochino! I gruppi di otto caratteri sono composti da un valore decimale, uno esadecimale ed uno ottale! Lascia che applichi la regoletta al resto dell’accozzaglia di caratteri e poi facciamo i conti, pensò Cropper; cominciò a sudare dall’eccitazione, o forse a causa dell’alcool, o entrambe le cose.

Una per una, le altre stringhe di caratteri codificati vennero pazientemente trasformate da Cropper in caratteri leggibili, arrivando ad un risultato che non ammetteva dubbi:

ToRnAdO_@neuralia.org

Un indirizzo di posta elettronica! Restava da chiarire la riga di cifre separate dal resto; a parte l’ultimo gruppo già tradotto, mancava ancora un terzetto di caratteri. Il risultato sembrava apparentemente in contrasto con la limpidezza della parte precedente:

Sub~~~

Decise che si trattava di un gioco di parole: per chiarire il concetto dell’onda perfetta, il suo misterioso interlocutore aveva citato la presenza di un subacqueo nei paraggi… Decisamente una battuta pietosa. Il tempo di rischiare una distorsione alla mascella per colpa di uno sbadiglio irresistibile, e inviò subito un messaggio all’indirizzo appena scoperto.

[Copyright © 2002-2012 Claudio Falcone]

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