My Music Machine – quattro
Dopo parecchi giorni di isolamento in casa, indaffarato a collaudare le parti del suo computer per accertarsi che tutto funzionasse correttamente, Cropper si decise ad interrompere la clausura per incontrare Stax al pub; arrivò sul posto all’ora di cena, pregustando qualche assaggio di manicaretti preparati dal fantasioso talento culinario di nome Irma, la cuoca nonché socia di Klaus e quindi comproprietaria del locale.
Appena entrato, notò Stax in compagnia di una ragazza che non riusciva a riconoscere, vista da dietro; di certo c’era un bel posteriore formoso, completato da un gran paio di gambe fasciate da un collant nero coprente, di un nero opaco così compatto che si confondeva perfettamente (e volutamente, pensò Cropper) all’estremità bassa con un paio di scarpe nere eleganti a tacco alto e sottile di tipico stile europeo del ventesimo secolo. Quella elegante continuità svolgeva bene il compito di esaltare lo sviluppo tridimensionale della silhouette degli arti inferiori…
“Buonasera a tutti!” esordì garrulo Cropper.
“Ooohh, ma io ti conosco!” gorgheggiò Stella, grazie a Dio non accompagnata dagli amici insignificanti. Cropper si rese conto solo allora che la ragazza vista di spalle era lei: davvero sorprendente! Non il solito stile da maschiaccio, ma una specie di selezione raffinata del suo guardaroba da palco.
Lei stava appoggiata al bancone vicino a Stax, e quest’ultimo aggiunse: “Mi sa che stiamo per scoprire che il suo nuovo giocattolo è in grado di soddisfargli anche qualche voglia erotica, vista la sua lunga assenza dalla vita sociale.”
“Porco” replicò Stella a testa alta, in tono finto-snob.
“Ha parlato Sua Castità” ribatté Stax, che in cambio ricevette un pizzicotto lancinante agli addominali.
“Buoni voi due, non cominciate a metterla sul piano sessuale, tanto alla fine le vostre sono solo parole.”
“Caro dottor Soul, sai benissimo che se fosse per me non avresti più nella band né una sassofonista né una voce solista femminile, perché alla qui presente non resterebbe mai più fiato sufficiente ad emettere alcuna nota, con o senza l’ausilio di strumenti musicali.” Era uno dei tipici esercizi verbali a sfondo erotico di Stax, naturalmente.
“Io ho gusti molto difficili, in cui tu non rientri affatto” fu la reazione di Stella verso tale affermazione, corredata da uno sguardo che avrebbe potuto fondere qualunque materia esistente nella galassia conosciuta.
Stax alzò gli scudi di protezione e decise di glissare, mentre controllava che la pinza, ehm… mano di Stella rimanesse al suo posto. “Bene, cambiamo argomento. Allora, cosa c’è di nuovo sul fronte tecnologico? L’audio funziona?”
“Sì. Ho appena inviato un e-mail all’indirizzo che avevo usato per contattare in origine i realizzatori della scheda audio, anzitutto complimentandomi per il loro lavoro e chiedendo di essere contattato per alcune spiegazioni su alcuni contenuti del miniCD supplementare; sto aspettando una risposta.”
“Affascinante” commentò con aria da nobiluomo Joshua, entrato in quel momento nel locale.
“Eccoti qua, finalmente! Quando la smetti di guadagnare soldi e cominci a vivere?”
“Klaus, sai benissimo che ho una famiglia da mantenere, e non sono pieno di crediti come vorresti far credere alla platea qui presente.”
“Non frignare, potrei sentirmi costretto ad offrirti la consumazione e in quel caso comincerei a piangere io!” piagnucolò sorridendo.
Il gruppo continuò la serata in un clima disteso: il fine settimana era ufficialmente cominciato.
Cropper ordinò una crépe ripiena, preparata secondo una delle argute ricette di Irma; tra un’azzannata e l’altra, aggiornò i presenti sulle sue scoperte, e illustrò anche alcune idee che voleva mettere in pratica, tra cui la sua intenzione di fare qualche brano dimostrativo da proporre alla band per una eventuale elaborazione di gruppo e (perché no?) anche per una incisione ufficiale.
Stax conosceva un po’ di gente nel campo della piccola distribuzione musicale e delle etichette indipendenti, oltre ad alcuni musicisti semi-professionisti che non aspiravano ad essere triturati dallo show business, ma che godevano dell’attenzione di un pubblico fedele ed appassionato, ancora in grado di distinguere tra il prodotto industriale e qualcosa di più sincero. Cropper aveva sempre fatto affidamento su questi contatti potenziali, ma il suo gruppo non aveva mai realizzato un’incisione sufficientemente valida nemmeno per una diffusione sul mercato discografico underground.
“Qualcuno sa che fine ha fatto Sameer? L’ho chiamato a casa più volte, ma trovo sempre l’olorisponditore. Non ho sue notizie dalla serata del cenone italiano.”
“Perché da allora non sei uscito molto, altrimenti sapresti che Sameer adesso è in India a casa di parenti, dopo aver saputo che un guasto temporaneo al Sistema di Compensazione Sismica locale aveva causato un terremoto proprio nella sua zona di origine” spiegò Joshua.
“Solo un glob come te poteva sapere tutte queste cose! Io non ho nemmeno il tempo di seguire le notizie internazionali” disse Stax con finto disprezzo.
“A proposito, da quando l’inglese si è evoluto nel globalese, ricordati che non si usa più il termine ‘internazionale’ bensì ‘interregionale’. Qualche neo-purista potrebbe alterarsi per quella espressione arcaica.” Era Klaus a far notare la cosa, proprio lui che, pur essendo un tipico figlio global nato da genitori di origine assortita, insisteva ad ogni occasione sulla necessità di dare il giusto risalto alle differenze geoculturali, sempre più attenuate da quando la globalizzazione aveva cambiato il mondo.
“Non cominciamo ad andare sulla politica, o torno al mio computer!” fu l’uscita di Cropper, che usò un tono troppo serio.
Non fece in tempo a sdrammatizzare: a quel punto Stella sferrò una mascolina manata sul bancone, e sbottò in modo inatteso: “E bravo! Torna dal tuo fedele compagno stupido e superveloce! Scommetto che fra un po’ ti sbarazzerai anche del tuo gatto, visto che è un essere vivente e ti vuole anche bene. Non ti sembra il caso di lasciare spazio per qualcosa di più vivo nella tua nuova vita?” disse sottolineando il gioco di parole, e se ne andò dal locale lasciando di sasso la combriccola.
Dopo qualche secondo di fermo immagine generale, generato anche dalla sinuosa vista posteriore di Stella che usciva con nervosa eleganza dalla porta principale, Klaus fu il primo a reagire. “Cosa ti dicevo l’altro giorno?” disse rivolto a Cropper. “Anzi, ti dirò di più: stasera si era messa in ghingheri per te. Ne sono sicuro.”
“E’ proprio vero, più le ignori e più ti cercano” disse Joshua.
“Non è mica così per tutte” commentò Stax.
“Mi è passata la fame” decretò Cropper, dopo aver finito di spostare lo sguardo a turno verso tutti i suoi interlocutori.
“Questo è IMPOSSIBILE!” strillò ironicamente Irma affacciatasi dalla porta della cucina, con un atteggiamento teatrale di sdegno.
La conseguente risata coinvolse tutti i presenti, e dopo qualche momento di assestamento, anche Cropper finì di mangiare senza lasciare alcun avanzo nel piatto. Istinto di sopravvivenza?
Tornando a casa, Cropper non poté fare altro che rimuginare su tutto quanto: i suoi sogni, le occasioni mancate della band, il famigerato computer nuovo, le donne della sua vita (poche ma mediamente buone, anche se soprattutto amiche e non amanti), l’e-mail inviato all’AudioKlub…
L’e-mail! Chissà se era arrivata una risposta. Aveva inviato il messaggio appena prima di uscire per cenare, forse al fine di aumentare il gusto della sorpresa in caso di risposta al suo ritorno a casa. E la cosa aveva funzionato: dimenticandosi di tutto il resto, accese il computer e scaricò la posta.
Purtroppo non c’era niente di nuovo: il solito quintale di spam pubblicitario, qualche bollettino tecnico a cui era abbonato dai tempi del lavoro d’ufficio, newsletter dei più interessanti locali musicali della regione, e un messaggio di errore proveniente dal provider.
Errore? Ahi, ho già capito, pensò Cropper: scommetto che quell’indirizzo e-mail non esiste più. E infatti aveva indovinato.
Aprì il browser, cercò di collegarsi al sito originale dell’AudioKlub, all’insolito indirizzo Globalnet @Ud10KlUb.org: la risposta fu una tipica segnalazione di sito non trovato. Avrei dovuto farlo prima di inviare l’e-mail, si disse alla vista della pagina informativa. E adesso cos’altro devo aspettarmi dal mio nuovo acquisto, che si autodistrugga in dieci secondi con una fumata dopo un sibillino messaggio di avvertimento? Mi sa che Stax avrà ragione, prima o poi.
Appena pensò a tutto questo, si accorse di avere un vago principio di emicrania, poi intravide afflosciato sulla sua stampante aerocromatica il foglio che conteneva la stampa del file TORNADO.txt e rivolse ad esso la sua attenzione.
[Copyright © 2002-2012 Claudio Falcone]