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My Music Machine – tre

Cropper tornò a casa ad un orario indecente, accompagnato da un principio di mal di testa a cui era diventato avvezzo negli ultimi tempi; tutto questo non lo frenò nei suoi intenti di continuare l’analisi della sua creatura informatica.

Prima di tutto si premurò di non accendere accidentalmente il sistema di amplificazione collegato al computer (per non fare il benché minimo rumore, anche se le pareti del suo monolocale erano le classiche fonoassorbenti in Vibrasorber, economico ma efficace); non potendo permettersi l’installazione di un vero e proprio sistema di audiomuri integrati alla stanza, si era accontentato, per così dire, di (parole sue) “un tipico sistema dodecafonico Cube-O-Phonic di medio valore, composto dai consueti otto altoparlanti a larga banda piazzati negli angoli della stanza, più altri sei posizionati al centro delle pareti e un bellissimo subwoofer al plasma posizionato presso la parete scelta come frontale, dove viene proiettata l’immagine dello schermo del computer; i due altoparlanti a larga banda posti nel centro delle pareti centrali (frontale e posteriore) ricevono un segnale generato per interpolazione, e a volte sono addirittura inutili ai fini della ricostruzione dello spettro sonoro, venendo pertanto disattivati automaticamente dall’analizzatore spettrale incorporato…”

Ma torniamo a noi.

Dopo aver collegato una cuffia pluriaurale a sospensione di campo per poter comunque udire il sonoro, avviò il computer.

Nessuna reazione per qualche secondo. Niente proiettato sullo schermo a parete. Silenzio in cuffia. Panico in aumento.

Notò che la luce del lettore multistandard per floppy-disk / CD / DVD / Memory Card / eccetera lampeggiava nervosamente. Dopo una profonda riflessione, di durata prossima al nanosecondo, sulla obsolescenza del componente in oggetto e sul fatto che lui avesse scelto di installarlo in ogni caso per precauzione (visto anche il costo irrisorio), decise di dargli in pasto un vecchio dischetto vuoto magneto-ottico da 100 Megabyte stracoperto di polvere, giusto per non offenderlo.

Passarono ancora due minuti, in cui il dischetto venne centrifugato a più non posso dal suo drive, quindi nella cuffia di Cropper si sentì una voce femminile che diceva, in un inglese pre-global ripulito da ogni accento, praticamente nello stile dei computer parlanti di Star Trek: “Inizializzazione completata”.

Inizializzazione di cosa? Ma che cazzo hai combinato? I pensieri nella zucca dolorante di Cropper stavano prendendo una brutta piega; quel messaggio gli ricordava terribilmente una cosa che aveva studiato a scuola d’informatica, e cioè quei messaggi noti agli utilizzatori dei vecchi sistemi operativi Windows del secolo precedente, i quali ad un riavvio del proprio Personal Computer (come venivano chiamati all’epoca) visualizzavano sbigottiti una scritta che recitava più o meno “Si prega di attendere, aggiornamento del sistema in corso…”, e la cosa più difficile in quei casi era scoprire quale stramaledetto aggiornamento fosse stato (spesso accidentalmente) attivato dall’utilizzatore durante la sua precedente sessione di lavoro sul PC.

Finalmente, vide un’immagine multicolore vagamente psichedelica formarsi sullo schermo, ma a questo punto le sue sensazioni furono ancora più destabilizzanti: cosa significa tutto questo? E se spegnessi tutto e andassi a letto?

Da buon informatico, sapeva che non avrebbe potuto dormire tranquillo dopo quello che aveva visto, così decise di posticipare il mal di testa e di andare fino in fondo.

Si rese conto solo in quel momento che prima di andare al pub aveva lasciato nel lettore del computer il mini Compact Disc apparentemente difettoso la cui esistenza gli aveva tarlato la mente per qualche ora. Che fosse proprio quel maledetto dischetto di polimeri vari la causa del comportamento anomalo della macchina? Non sapeva se sperarlo oppure no.

Mentre si rassegnava ad un ritorno dell’emicrania perduta, Cropper vide trasformarsi l’immagine sullo schermo; i disegni paisley si erano smaterializzati a favore di un classico ambiente di lavoro in stile scrivania virtuale, ma dalla grafica assolutamente inusuale. Un messaggio audio in quattro lingue pre-globalizzazione (lette contemporaneamente dalla sensuale voce registrata) con contemporanea animazione video del testo, recitò “Benvenuti in MyKernel WRDN – versione post-beta 1.7.01″, poi sparì. Alcune icone sullo schermo aspettavano di essere cliccate, e lui le accontentò una per una, mooolto lentamente.

Dopo un certo tempo non misurabile con orologi tradizionali (come consuetudine dell’informatico che perde la relativa cognizione), emise il verdetto: il computer era partito con l’esecuzione automatica del CD misterioso apparentemente illeggibile, bypassando la normale fase di avvio, e il risultato era stato il caricamento di un sistema operativo assolutamente sconosciuto. Ora si vedevano alcuni file, programmi, forse anche qualche tipo di documentazione che poteva aiutarlo a capire. E il dischetto? Semplice, durante l’avviamento il sistema operativo cercava un supporto su cui memorizzare le caratteristiche del computer appena… visitato per la prima volta, al fine di non dover più rieseguire tutti i test diagnostici che gli avevano permesso di identificare i componenti della macchina (tutti correttamente riconosciuti, super-unità audio inclusa, a giudicare da un apposito file di rapporto sulla configurazione hardware che Cropper avrebbe scoperto poco più tardi sul dischetto magneto-ottico).

Ormai Cropper aveva anche trovato il modo di far eseguire una chiusura controllata del sistema, ed era pronto a spegnere tutto e dormire come un sasso fino all’ora di pranzo, quando un semplice file di testo vecchio stile attrasse la sua attenzione. Il file si chiamava TORNADO.txt e notando che era piuttosto piccolo, solo una manciata di kilobyte, Cropper si convinse che poteva permettersi quest’ultima investigazione prima di crollare.

All’interno del file c’erano poche righe di testo che non sembravano avere senso, ma lui fiutava qualcosa di importante. Non sentendosela di approfondire subito il suo contenuto, stampò il documento e quindi avviò lo spegnimento del computer, abbandonandosi ad uno sbadiglio pienamente meritato; appena il computer fece il tipico rumore simile ad un tonfo prima di spegnersi completamente, anche lui cedette alle lusinghe del suo rigido materasso autoanatomico in turgidene espanso a molecole instabili, uno dei suoi ultimi acquisti (di cui non si sarebbe mai pentito).

Il giorno dopo, Cropper andò a cena fuori con i suoi compagni di gruppo; alle ultime prove si era deciso di spendere alla tavola di un ottimo ristorante tradizionale italiano (il Millevoglie) un bel po’ dei pochi crediti provenienti dalle rare esibizioni a pagamento della band.

All’occasione furono invitati anche i famigliari stretti e/o i partner dei componenti della band, con massima libertà di partecipazione; l’adesione fu quasi completa, e del gruppo faceva parte anche Stax in qualità di discusso manager virtuale della band. Mancarono all’appello le due sorelle di Stella, ma ciò era da sempre uno standard, visto che entrambe non avevano mai apprezzato un granché la passione musicale della più giovane di famiglia. Inoltre erano ormai parecchie settimane che Stella non aveva un… accompagnatore, e questa stranezza non passò inosservata. Era comunque scontato che ogni partner periodico di Stella venisse invitato alle cene del gruppo, con coda di commenti (in assenza dei diretti interessati, ovviamente) da parte dei pettegolissimi maschietti della band.

Persino Sameer era in compagnia del suo ultimo partner, un ragazzo snello e fascinoso che mostrava meno anni di quelli che aveva.

“Amici, vi presento Brad.” L’omosessualità di Sameer non era mai stata una causa di imbarazzi per nessuno, anzi ci si ironizzava sopra anche insieme a lui senza che ne fosse ferita la sua sensibilità.

“Ciao Brad” dissero tutti gli altri in coro, sincronizzati e intonati su una singola nota monocorde perfettamente intonata (come ciò potesse avvenire senza preparazione era un vero mistero, ma riusciva sempre): era il rituale standard di queste occasioni; ricordava il saluto introduttivo all’arrivo di un nuovo membro in una comunità di alcolisti / sessisti / psicoturbati anonimi, ma ormai era impossibile evitarlo. In sottofondo, un caldo brano strumentale evocava fumosi jazz club del passato (beh, anche il Carpal Tunnel di certe serate…).

Dopo qualche secondo di sorrisi e frasi di circostanza, Stax ruppe la quiete. “Stella, lo vuoi capire o no che mi devi assolutamente presentare ad una o entrambe le tue sorelle? Scegli tu, mi vanno bene tutte e due, anche se forse prediligo la più bassa, per non rischiare di perdermi in ogni senso nel fisico statuario dell’altra…”

“Quante volte ti ho detto che le mie consanguinee non fanno per te? Sono troppo distanti dalla tua lunghezza d’onda.”

“Ma a lui interessano le loro poppe abbondanti, non la loro mentalità o la loro preparazione culturale” intervenne clamorosamente Sameer, lasciando di sasso soprattutto il suo accompagnatore.

“Caro Stax, appena tutti smetteranno di ridere lascia che ti dica che secondo me Stella ha veramente ragione. Però sulle loro tette non posso darti torto.”

“Bravo Crop, mettici anche tu! A furia di frequentare questo sporcaccione arrapato stai prendendo una brutta piega.” Contemporaneamente, Stax sfuggì per un soffio ad un terrificante pizzicotto di Stella agli addominali, un attacco sferratogli con consuetudine confidando nella scarsa tonicità degli stessi.

“Tranquilla, so ancora quello che cerco in termini di donne” puntualizzò Cropper.

“Sarei proprio curiosa di saperlo anch’io…”

“Buona tu, che sei sempre circondata di amichetti vari” irruppe Klaus, accompagnato per la seconda cena consecutiva (quindi niente presentazione e saluto all’unisono) da una rossa tutta curve di nome Natasha, le cui specifiche intellettuali e fisiche rientravano nella media delle sue accompagnatrici.

“Sempre e solo amici, lo sottolineo, e neanche tanto stretti. Quasi tutta gente che conosco da quando giocavo a nascondino in cortile, mai niente di speciale.”

Su quest’ultimo aspetto non aveva dubbi nessuno della band; le amicizie extra-musicali di Stella non sembravano molto importanti per lei. Però il commento di Klaus era riferito indubbiamente ai suoi accompagnatori ufficiali, quelli che innegabilmente Stella non vedeva solo come amici d’infanzia con cui disquisire dei tempi goliardici delle scuole elementari. Ma sull’argomento non c’era mai stato modo di stanarla, nemmeno stavolta che si era presentata alla cena come single.

“Voi maschi recitate sempre la parte dei duri insensibili, ma prima o poi trovate quella che vi mette in riga.” L’intervento portava la firma di Mariah, la moglie di Joshua, la quale rientrava proprio nella categoria di donne da lei descritta, e malgrado ciò non aveva mai suscitato particolare antipatia a nessuno della compagnia.

“Che peccato, ci tocca interrompere questa meravigliosa conversazione per fare onore ai primi piatti in arrivo” disse Joshua con ironia, stuzzicando un po’ di ilarità collettiva.

Qualche silenzioso istante dopo, con voce non troppo alta Stella minacciò Cropper: “Meriteresti che ordinassi un bel contorno di bietole rosse, visto che mi sei seduto vicino. Faccio ancora in tempo…”

“Ti prego, sai che potrei vomitare all’istante; mi basta sentirne l’odore. Anzi, il solo pensiero mi ha messo già a disagio.”

“Pare che sia l’unico cibo del pianeta che Cropper non è in grado di ingerire, anzi nemmeno di odorare!” ironizzò Klaus.

Un istante dopo, Cropper era in estasi su un piatto tris di pastasciutta con cui pareva aver intrapreso una nuova forma di rapporto sessuale; gli altri si gettarono a ruota sulla loro porzione, mentre in sottofondo una bella versione dal vivo di I Just Want To Make Love To You cantata da Aida Cooper scaldava l’aria del locale.

Al risveglio del giorno dopo, avvenuto abbondantemente oltre l’ora di pranzo, Cropper aveva un paio di pensieri da assecondare con urgenza: vedere se il computer si accendeva ancora in modalità per così dire ‘normale’, e vedere se si accendeva ancora avviandosi dal CD sospetto.

Tolse il glorioso disco magneto-ottico dal suo lettore, accese il computer e rimosse il CD incriminato; l’avviamento procedette come da copione, con la familiare sequenza di operazioni alla partenza del sistema operativo da lui installato (W-X versione 8.09 per sviluppatori, rigorosamente freeware) e la solita interfaccia ad icone animate tridimensionali, godibilissime da vedere in proiezione-schermo 4D sulla parete libera, la stessa del subwoofer al plasma. Cropper apprezzava il sistema aptico d’interfaccia multidimensionale, che permetteva l’uso delle mani direttamente sulle proiezioni olografiche delle icone al posto del vecchio puntatore mouse, ma a quest’ultimo era proprio affezionato, un po’ come gli antichi programmatori DOS e UNIX e via dicendo quando si impuntavano nel rifiutare qualunque tipo di agevolazione grafica a favore di una tormentosa interfaccia a caratteri, basata sull’uso esclusivo di comandi manuali tramite tastiera. Decisamente altri tempi, commentò mentalmente Cropper, che tramite un comando vocale personalizzato fece riavviare il computer, non prima di aver reinserito il miniCD e il floppy magneto-ottico.

Al termine della fase di riavvio, l’accesso al floppy fu molto rapido e il computer prese vita in pochi secondi; sicuramente la scarsa quantità di informazioni registrabili su un miniCD da tre pollici di diametro (e non era neanche di quelli a polimeri ottici multidimensionali, e nemmeno multistrato) rendeva veloce il caricamento, ma dall’altra parte Cropper non poteva non ammirare la bravura degli sviluppatori che avevano creato un tale gioiello: il sistema operativo girava velocissimo, ed era ricco di strumenti di lavoro interessanti, il tutto senza occupare né tanta memoria di lavoro né tanto spazio sulla memoria di massa.

Nei minimalisti file di documentazione presenti nel CD trovò le istruzioni per evitare l’uso del floppy in fase di avvio, così si tolse il pensiero su eventuali rischi legati ad un danneggiamento del dischetto; configurò il sistema in modo che all’avvio fosse possibile scegliere se partire dal fantomatico MyKernel o dal più tradizionale W-X, e archiviò il disco magneto-ottico.

Continuando nella navigazione all’interno del CD, trovò una cartella dal nome ‘My_Toolz’ piena di file di vario genere; in quel momento squillò l’olofono: era Stax.

“Ben alzato” disse Stax, con voce paradossalmente assonnata.

“Stax, dove sei finito ieri sera? Sono rimasto al Carpal fino a tardi, ma non ti sei fatto vedere! Ti sei perso Stella che dopo molti drink parlava in francese: decisamente stuzzicante!”

“Beato te. Io ho avuto da fare al lavoro. Come va il tuo bambino elettronico?”

“Ho scoperto che sa molto di più di quello che volevo insegnargli, e quel sottobicchiere in omaggio si è rivelato una bomba!”

“Parli del miniCD? Anche quello è di origine militare?”

“Non dire cazzate. E’ auto-eseguibile, e contiene un sistema operativo a me sconosciuto, più altre cose che sto cercando di scoprire.”

“Bene, hai ricevuto un bel metavirus in omaggio; me lo sentivo.”

“Ti assicuro che non è così.” Nel momento stesso in cui lo diceva, Cropper si rese conto che effettivamente non aveva nemmeno preso in esame la potenziale pericolosità della situazione, ma in cuor suo si sentiva inspiegabilmente sereno, lui che di solito si riempiva di precauzioni anche solo per aprire una foto scannerizzata.

“E cosa avrebbe di speciale questo software?”

“Anzitutto è velocissimo; ho eseguito dei test interni e le prestazioni sono straordinarie, sembra quasi che si sia ‘modellato’ sulle caratteristiche del mio computer, più che essersi solo ‘configurato’. E poi ci sono alcuni programmi di varia utilità, tra cui i tradizionali e-mail, navigatore Globalnet, editor grafici e di testo, il tutto anche molto piacevole a vedersi grazie alla grafica pulita e gradevole. Proprio bello.”

Stax fece smorfie di derisione durante l’intero soliloquio tecnico dell’amico, poi formulò una domanda a bruciapelo: “Ma l’audio funziona?”

Stax aveva il dono di fare domande da incompetente che avrebbero fatto collassare qualunque esperto, perché erano sempre domande clamorosamente pertinenti.

“Ora che me lo chiedi: sai che non ci ho fatto caso? Alla partenza del sistema operativo non ho sentito alcun suono di benvenuto, tranne la prima volta quando l’ho avviato accidentalmente. Non mi dire…”

“…che i cari amici dell’AudioKlub, o come cavolo hai detto che si chiamano quei furfanti da cui ti sei fatto lucrare chissà quanti crediti, ti hanno regalato qualcosa che non ha molto a che fare con l’hardware di loro produzione; a questo punto, preparati a sorprese ulteriori.”

“No, no, si tratta sicuramente di un problema meno serio, ammesso che ci sia un problema; comunque grazie per l’osservazione. A proposito, ho una novità importantissima che ti riguarda” disse Cropper cambiando improvvisamente tono di voce.

“Riguarda me? E cioè?”

“Non so se è il caso di parlarne al telefono.”

“Non ho intenzione di uscire di casa adesso, quindi anticipami qualcosa.”

“Se sei convinto…”

“Non tenermi sulle spine! Di che si tratta?”

Cropper continuò con tono cupo: “Beh, devi assolutamente sapere che…”

E con un repentino click sull’interruttore manuale di attivazione dell’olofono, Cropper interruppe bruscamente la comunicazione, scoppiando a ridere. Adorava quello scherzo, anche se ormai era proprio vecchio; a turno lui e Stax si sbattevano in faccia la cornetta (usando un eufemismo risalente ai tempi della telefonia audio analogica) nel bel mezzo di una frase, lasciando l’altro in uno stato di dialogus interruptus e con un amichevole grido “BASTARDO!” a caratteri cubitali stampato nella mente.

[Copyright © 2002-2012 Claudio Falcone]

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