My Music Machine – uno (seconda parte)
“Allora, l’hai proprio fatto!” esordì Stax all’olofono il giorno dopo la festa di addio alla routine; la sua chiamata era una ulteriore verifica che quanto comunicato pubblicamente il giorno prima fosse tutto vero.
“Capitano, è proprio vero; e non hanno battuto ciglio, figurarsi propormi di rimanere a stipendio maggiorato o cose simili, come pronosticavi tu. Tanto avrei comunque detto di no, però sai che sottile soddisfazione…”
“Ti ricordi ancora cosa ti dicevo all’epoca?”
“Aspetta, apro il file.” Cropper recuperò un messaggio che gli aveva scritto l’amico tempo addietro, quando gli aveva fatto capire di essere in piena crisi di disperazione, e glielo lesse con tono ispirato: “Resisti e sfruttali più che puoi, il fegato è il tuo e nelle grosse aziende non ci sono sensi di colpa reciproci o peggio il cosiddetto senso di famiglia o legami di amicizia verso il capo, vedi me. Chiudi la porta del cervello oltre a quella dell’ufficio quando viene la sera, cerca con calma un altro posto e fatti più spesso una birra in compagnia.” Cropper concluse commentando: “Certo che non ti ho mai sentito parlare dal vivo in un modo così filosofico, e ammetto che questi concetti mi avevano proprio colpito.”
“Già… e adesso cosa pensi di fare, voglio dire da quando chiuderai definitivamente con la scrivania aziendale?”
“Intanto vorrei prendere fiato qualche giorno, poi comincerò a fare ordine nella matassa di idee che mi affolla la mente; e appena arrivano i soldi della liquidazione, vorrei spenderne un po’ per puro piacere personale.”
“Sei a caccia di emozioni facili o stai parlando di… beni durevoli?”
“Come hai probabilmente intuito, sono per la seconda ipotesi: ho una lista di dischi da comprare via Globalnet che mi trascino da tempo, e adesso è giunto il momento di smaltirla e ricominciare da capo anche quella.” Ci fu un breve silenzio in attesa di un commento di Stax, che non arrivò; quindi Cropper continuò: “Poi dovrò cominciare a documentarmi bene sul mercato attuale dei computer, perché voglio comprarne uno realmente su misura per me e senza badare troppo alla spesa, per farci di tutto!”
“Spero che non perderai l’occasione di comprare anche tu un giradischi laser a cuscino d’aria per suonare i vecchi dischi microsolco, e se non ci avevi ancora pensato te lo consiglio fortemente: fine dell’usura del vinile, precisione di lettura impeccabile e tanto altro…” suggerì l’altro.
“…Lo so, lo so, come ad esempio quei nuovi filtri incorporati di rigenerazione sonora in tempo reale, capaci di ridurre e in certi casi addirittura rimuovere completamente dall’ascolto eventuali fruscii, graffi ed imperfezioni varie; se vieni a trovarmi, ti mostrerò il modello che ho comprato ieri…”
“Brutto stronzo! Sarò lì tra dieci minuti.”
Stax aveva sicuramente più dischi di Cropper, ma quest’ultimo aveva sempre avuto l’abitudine di rivendere quelli che non gli erano piaciuti abbastanza o per i quali non c’erano altre ragioni sufficienti a tenerseli, come ad esempio qualche pezzo raro di artisti non particolarmente graditi, mentre Stax raramente faceva pulizia nella sua collezione. Anche quando le nuove tecnologie digitali avevano affossato pesantemente il mercato dei dischi audio tradizionali (in formato Compact Disc e derivati, per non parlare dei dischi in vinile, ormai appannaggio esclusivo dei veri estimatori tra cui spiccavano alcuni DeeJay che Cropper e Stax conoscevano molto bene), loro due facevano comunque parte di quella schiera di veri appassionati a cui non bastavano i nuovi media digitali (i quali fortunatamente venivano ancora chiamati ‘dischi’, sebbene in certi casi la loro forma fosse tutt’altro che tondeggiante), pur non disdegnandone le qualità straordinarie. Ovviamente i gusti musicali dei due erano sempre stati in sintonia, con qualche naturale e doverosa differenza ma con radici indiscutibilmente in comune.
***
Dopo la grande serata celebrativa, e dopo gli ultimi, surreali giorni di lavoro in ufficio, cominciava la vera fase di ‘resurrezione’; Cropper sapeva già più o meno cosa fare.
Nei primi giorni, si riposò fisicamente e mentalmente; man mano che passava il tempo, questa fase lo fece sentire sempre meglio, ad eccezione di quei momenti che venivano monopolizzati da pensieri turbinosi sul passato e sul futuro, sulla paura di aver fatto il grande passo troppo presto o troppo tardi, e altre nubi scure che fortunatamente non durarono a lungo. Avere tanto tempo libero lo costringeva a pensare più del solito a cose che non riguardassero le banalità di tutti i giorni, del lavoro, della sopravvivenza al ciclo vizioso di quella vita e via dicendo; al centro dei suoi pensieri c’era se stesso, come mai aveva potuto permettersi di fare prima di allora. A lungo termine il prezzo da pagare sarebbe stato un altro: se non avesse avuto molto da fare, i pensieri ostili avrebbero potuto diventare ossessivi; al momento questo non lo preoccupava, perché la motivazione aveva ancora il dominio delle sue emozioni.
Nel giro di qualche mese si documentò su cosa offriva il mercato del computer in termini di tecnologia più aggiornata, scegliendo le caratteristiche del suo acquisto più atteso. E finalmente, dopo una attenta fase di studio e ricerche interminabili di informazioni su Globalnet, acquistò da varie fonti i componenti sfusi per il suo computer, e li assemblò con le sue mani e con la collaborazione iniziale di qualche tecnico di negozio. La sera stessa del giorno in cui lo aveva completato, Cropper invitò Stax ad ammirarlo.
“Così sarebbe questo il mostro?”
“Perché, non ti piace?” replicò distrattamente Cropper al suo amico, finendo di versare il contenuto di una scatola di cibo per gatti nella ciotola di Elvis, suo coinquilino felino.
“Mi sembra un po’ ingombrante per gli standard attuali, ma a parte ciò non è male a vedersi. Credo comunque che il suo aspetto estetico non sia il punto più importante, soprattutto per te! Conoscendoti, so che non mi sbaglio.”
“E invece ti sbagli, anche se sicuramente non ha importanza se paragonato ad altri aspetti; ho avuto comunque la fortuna di trovare una… carrozzeria di mio gradimento. Inoltre ci tenevo ad installare un lettore multistandard per CD-ROM, DVD e vecchi dischi similari, inclusi i vetusti floppy disk!”
“E cosa te ne fai di quella robaccia? Non mi hai sempre detto che era super-obsoleta?”
“Vero, però ne ho una tale collezione che mi sembrava stupido non avere la possibilità di usare qualcosa sul computer nuovo. E devi ammettere che ha comunque un bell’aspetto.”
“Sì, non è male…” commentò l’altro con aria svagata, poi proseguì: “Ma allora cosa ci hai messo dentro questo mostro di tecnologia?” chiese Stax, sbirciando dentro le feritoie di ventilazione dell’involucro perfettamente cubico.
Sembrava che Cropper non attendesse altro. “OK, l’hai voluto tu: cinque nanoprocessori Aladdin Hypercore, in configurazione Pentathlone 4 + 1 cioè quattro processori operanti in parallelo ed uno con funzioni di sincronia e gestione delle attività ausiliarie; una quantità abbondante di memoria Neo-Magnetic RAM, che prevedo di espandere in futuro con qualche altro Exabyte; sezione video Advanced HoloGrafique 4D di ultima generazione a proiezione orientabile e tante altre perle che non sto a spiegarti, perché non capiresti…”
“Aahh, certo, ma… secondo te ho capito qualcosa di ciò che hai detto?”
L’altro ignorò il commento; stava continuando imperterrito nella sua dotta esposizione: “…ma soprattutto l’ultimo arrivo, che mi è stato recapitato solo due ore fa: una sezione audio digitale esterna che praticamente è un apparecchio unico al mondo.” Cropper sfoderava un sorriso che girava tutta la circonferenza della testa, mentre pronunciava l’ultima parte della frase mostrando un altro cubo di metallo brunito con una miriade di prese, manopole e pertugi non identificati.
“…Nel senso???” replicò Stax dopo qualche istante di silenziosa esitazione, mentre era passato a curiosare tra gli ultimi acquisti discografici dell’altro. A dire il vero, sembrava più interessato a questi ultimi che non alle spiegazioni tecniche dell’amico. Intanto Elvis si stava strusciando alla gamba destra di Stax, fiutando chissà quale odore interessante.
In una via di mezzo tra il seccato e il deluso, Cropper replicò: “Nel senso che ho trovato sulla Grande Rete un’azienda che realizza componenti audio in serie limitata, per veri estimatori, con processi di produzione che definirei artigianali, e soprattutto usando materiali non comuni: tanto per farti un esempio, utilizzando parti elettroniche di provenienza militare al posto di quelle normalmente usate in campo industriale.”
“Hmm, così magari mentre stai ascoltando un brano in formato digitale, e armeggi con il telecomando per regolarne l’equalizzazione o l’effetto surround, contemporaneamente da un hangar di qualche base missilistica sotterranea che tutti credevano disattivata fin dai tempi dell’ultima guerra pre-globalizzazione in Medio Oriente, parte una bella testata atomica tanto obsoleta quanto distruttiva. Complimenti, ottima scelta.” Il tono serio di Stax era in evidente contrasto con le sue smorfie ironiche.
La replica di Cropper non si fece attendere, preceduta da una risata ironica a singhiozzo. “Ah-ah-ah. Non dire stronzate! Dovresti sapere che da sempre i produttori di materiali elettronici sono in grado di produrre lo stesso chip in versioni diverse destinate a mercati diversi, tra cui i costruttori di apparecchiature militari che ovviamente richiedono, anzi pretendono tolleranze inferiori e di conseguenza una qualità elevatissima; ciò non toglie che di norma l’industria dei prodotti di consumo riesca a realizzare comunque prodotti di alta qualità che sarebbero stati ritenuti impensabili solo due o tre anni prima…”
“…lascia perdere” l’interruppe Stax pacatamente, “prima che mi venga il mal di testa. Quello che mi interessa sapere è: perché hai voluto a tutti i costi un componente così, a rischio di essere fregato da una specie di scienziato pazzo con l’hobby della saldatura e che magari ha sulla sua testa qualche accusa di spionaggio industriale?”
“Anzitutto l’apparecchio comprende persino dei componenti valvolari, roba da veri puristi del suono; inoltre non si tratta di uno scienziato pazzo, ma di un gruppo di persone, praticamente una società o per meglio dire un club di appassionati, come si definiscono loro. E poi lo sai benissimo che sulla Rete si trova di tutto.”
“Non mi sembra una buona ragione per vedere il proprio computer abbrustolire da un giorno all’altro, magari a causa di un razzo teleguidato che ha ritrovato il suo caro cugino microchip di puntamento satellitare, proprio mentre quest’ultimo è intento a farti sentire a volume stratosferico l’ultima, ennesima riedizione digitale rimasterizzata di qualche album di rock classico…”
“Senti un po’, non è che sei invidioso?”
“Ho sempre sognato di morire prima di sentirmi vecchio, magari su un accordo di una vera chitarra Rickenbacker distorta.” Stax fece una pausa. “E quel miniCD vecchio stile cos’é?”
A questa osservazione, il tono di Cropper perse il rivestimento di professionalità. “Purtroppo non l’ho capito neanche io. Ce n’erano due di questi Compact Disc nella confezione della scheda audio: uno contiene il software di gestione della scheda, i driver per tutti i sistemi operativi più comuni e via dicendo, mentre l’altro sembrerebbe vuoto; non riesco a farlo leggere al computer e non c’è traccia di istruzioni per l’uso, però sono sicuro che non è un CD vergine, come ho verificato attraverso un programma di controllo, eppure non c’è modo di accedere ai suoi contenuti. Secondo me hanno sbagliato ad inviarmelo.” A supporto di quanto diceva, Cropper stava armeggiando con vari comandi di lettura senza successo, con la seccatura stampata in volto. “Vedi? Che nervi!”
“Rilassati, usalo come sottobicchiere” scherzò Stax.
“Non può essere un caso; questo disco ha un significato, e lo scoprirò” affermò seriosamente Cropper, sotto lo sguardo rassegnato del suo amico.
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