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Il nuovo inizio

Dopo tanto silenzio, rieccomi qua. Non sono stato né artisticamente né “verbalmente” produttivo in queste ultime settimane, un po’ perché la tormentosa avventura descritta nei post precedenti mi ha lasciato qualche segno (e non solo a me), ma soprattutto perché mancano pochi giorni al più grande cambiamento della mia vita: sto per diventare papà.

Preparativi, visite mediche della mamma, acquisti, regali… Tante cose a cui pensare per partire con il piede giusto, diminuendo il più possibile i disagi per tutti e tre i membri della famiglia allargata.

Detto ciò, interrompo il silenzio perché il nuovo inizio in arrivo mi spinge ad affiancarne un altro, legato alla mia vocazione musicale: voglio fissare i termini della mia “ripartenza” che probabilmente potrà e dovrà avvenire nel prossimo autunno, quando il cambio dei pannolini sarà diventato una manovra da prestigiatore e il sonno ad ore alterne una normalità (non che sia nuovo a certi squilibri metabolici, quindi dovrei essere favorito).

Fare Musica nel ventunesimo secolo in Italia è una specie di atto masochistico; chi nasce con questo virus nell’anima non può fare altro che rientrare in una delle seguenti categorie:

1) I Fortunati: possono anche non avere talento, ma hanno le conoscenze/parentele giuste (solida tradizione italica), e/o vengono lanciati alla ribalta da un talent-show (i nostri sono scopiazzamenti molto più discutibili e beceri di tanti realizzati oltre confine), e/o qualche pazzo che si aggira negli ambienti discografici si mette in testa che “l’investimento è quello giusto”; quest’ultimo caso credo sia il più raro di tutti, se non ormai impossibile.

2) Gli Illuminati: sono “veri artisti”, che si muovono discretamente nella loro (unica) nicchia specifica senza fare la fame, e senza essere costretti ad avere mille attività collaterali o addirittura un lavoro primario non artistico per sopravvivere (vedasi altre categorie). Questa tipologia è sempre più vicina all’estinzione.

3) Gli Esasperati: per campare insegnano in sette scuole di musica su sei giorni lavorativi, suonano/cantano in diverse formazioni dal liscio al rock progressivo, fanno matrimoni e festival internazionali, ogni tanto incidono qualcosa (a volte a loro nome, spesso per altri) e non smettono mai di studiare uno o più strumenti; percorrono chilometri e chilometri tra un impegno e l’altro, da far invidia agli agenti di commercio, e dormono quando capita ma mai abbastanza.

4) Gli Insospettabili: hanno un lavoro normale, sono persone apparentemente “regolari”, sembrano tipici esseri viventi senza velleità artistiche ma… sono ANCHE musicisti. E che musicisti! A volte ci si chiede come mai non abbiano scelto di entrare (o restare, in alcuni casi…) nel giro, invece di banalizzare la propria esistenza con un bel lavoro ad orari più o meno fissi e uno stipendio più o meno garantito; poi ci si ricorda di essere cittadini italiani. Non sto parlando di hobbisti che strimpellano qualcosa quando si ricordano di avere uno strumento in casa, o karaokisti da sotto-la-doccia: quelli non rientrano nella mia “analisi di mercato”, in quanto non “fanno musica” in senso stretto.

In alcuni casi l’appartenenza a più categorie è possibile; il rischio è quello di rientrare in una sottocategoria di Esasperati con significative contaminazioni degli altri raggruppamenti.

E io? Al momento per varie ragioni non appartengo a nessuna di queste categorie, ed è proprio mia intenzione crearne una nuova che rappresenti al meglio la mia visione del ruolo in cui mi voglio identificare. Ne riparleremo nelle prossime puntate, sperando che nel frattempo qualcuno voglia contribuire alle mie argomentazioni di cui sopra: aspetto le vostre critiche, contestazioni alla catalogazione che ho fatto, proposte di revisionismo del sistema, e via dicendo.

Inoltre prossimamente cercherò di approfondire gli altri anelli della catena, come il mercato della musica dal vivo, la discografia, il pubblico.

Musicanti tutti, fatevi sentire!

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