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WHO’S JIMMY: The Premiere

Ultimo capitolo della cronistoria spicciola delle disavventure che possono penalizzare la realizzazione di uno spettacolo; alla fine della seconda e più importante serata le mie sensazioni prevalenti erano un misto di liberazione e frustrazione, e nei giorni successivi le scorie accumulate hanno fatto danni ancora più gravi, ma questa è un’altra storia.

Secondo spettacolo – sabato 24 aprile 2010 ore 21:00

  • Una nota positiva per cominciare: rispetto alla sera prima, i preparativi tecnici finiscono con maggiore anticipo permettendoci di riprendere un po’ fiato prima di salire sul palco.
  • Dato che l’entrata in scena iniziale (mai provata prima, con mia giustificata preoccupazione…) la sera prima si era rivelata inguardabile, optiamo per un avvio di spettacolo più statico.
  • Dietro proposta degli organizzatori, su un lato del fronte palco viene posizionato un pannello per nascondere meglio il videoproiettore (ma era proprio indispensabile?), ottenendo come effetto principale le lamentele di scarsa visibilità degli spettatori seduti su quel lato della platea.
  • I video con le narrazioni vengono lanciati molto più “a tempo”: la differenza di risultato è abissale!
  • L’uso delle luci di scena (praticamente inutili la sera prima) è più sensato, ma comunque non coincidente con le mie indicazioni divulgate sul copione qualche settimana prima.
  • Le tastiere sui monitor frontali non hanno più un volume osceno, però sono costretto ad usare un auricolare collegato direttamente allo strumento per poter ascoltare la mia parte di tastiere nei pezzi in cui la suono, e la resa non è ottimale.
  • Inspiegabilmente il pedale di controllo del volume della mia tastiera sembra non avere alcun effetto apprezzabile sul volume…
  • La mia voce è sofferente dopo gli sforzi della sera prima, e non mi permette di usare tutti i colori che vorrei, perché quando provo ad usare toni più morbidi le note mi si spezzano in gola, costringendomi a forzare e sporcare molti passaggi.
  • La chitarra acustica sul palco si sente meglio della sera prima, ma non sempre: subisce misteriosi sbalzi di volume a caso.
  • Il basso 12 corde oggi “c’è”, ma non molto; la ragione verrà rivelata più avanti.
  • Il batterista ha un monitor tutto per lui, peccato che sia il più indecente tra quelli in dotazione al teatro, lo stesso che già aveva reso più difficile la vita alla cantante la sera prima; ed è sempre quel monitor la maggiore causa dei rimbombi e rientri di segnale sul palco che costringeranno me e la cantante a limitare i movimenti di scena, per non innescare feedback ai quali il nostro amico tecnico al mixer tenta strenuamente di rimediare “nota per nota”, con alterni risultati.
  • Fortunatamente il pubblico è numeroso, grazie soprattutto (o dovrei dire quasi esclusivamente) alla promozione svolta dalla band.
  • Il vero disastro viene consumato dopo pochissimi brani: dietro minaccia di irruzione delle forze dell’ordine, il nostro tecnico è costretto ad abbattere progressivamente e a più riprese prima i toni bassi e poi i volumi degli strumenti, rendendo totalmente inutile il lavoro di preparazione e compensazione degli ultimi due giorni, già penalizzato dalle anomale “mutazioni comportamentali” dell’impianto audio. Va anche detto che i due speaker dell’impianto audio del teatro fissati ai lati del palco non reggono il contenuto energetico della nostra musica, e contribuiscono a generare problemi anche sul palco con rientri di segnale dai microfoni di canto. Ci si chiede come un team di organizzatori, che gestisce vari spettacoli in quello specifico teatro, possa aver proposto la realizzazione di un concerto rock in quella struttura, ignorando gli effetti del volume alto sul vicinato insofferente e l’inadeguatezza della situazione tecnico-acustica.
  • Una richiesta di “bis” da parte del pubblico viene castrata istantaneamente dall’organizzazione del teatro.
  • Naturalmente la mia voce rimarrà devastata per parecchi giorni.

Però lo spettacolo deve andare avanti…

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